Babywearing, questo sconosciuto! Puntata n.1

 Babywearing equivale a “portare” i piccoli.

“…e dove?”, vi chiederete. No amiche mie, la domanda giusta quando si parla di Babywearing è: “Come?”.

Perché “portare” i piccoli, in questa accezione (e nel significato che darò in questo articolo), significa letteralmente portarseli addosso. Avvolgerli al corpo di chi li porta.

Faccio una premessa che mi sta molto a cuore. A dispetto di quanto normalmente si crede, questa non è un’usanza tipicamente africana e/o esclusivamente tribale. Come immagino sappiate, non vi sono tracce di passeggini nelle pitture rupestri. Ergo, questi non sono sempre esistiti e rappresentano un’invenzione relativamente moderna (datata intorno al 1740), inizialmente destinata solo alle famiglie più facoltose in quanto oggetto di lusso. Solo dopo la fine della prima guerra mondiale il mercato del passeggino fu aperto anche alle famiglie meno abbienti.

Pertanto, fino a quel momento, i figli venivano trasportati con mezzi alternativi ma anche spessissimo “portati” dai genitori, dalle nonne, dalle zie, dalle balie o da fratelli e sorelle maggiori. Vi sono testimonianze fotografiche di questo che spaziano dalle Americhe alla Lapponia, passando anche per l’evolutissima Europa.

Oggi, questa abitudine rappresenta comunque ancora la normalità in moltissimi luoghi.

Sfatato, mi auguro, un piccolo luogo comune, mi piacerebbe approfondire l’argomento. Vi avviso che, come avrete intuito dal titolo, non mi basterà un solo articolo e, detto tra noi, il tema è così ampio che non so nemmeno bene da dove iniziare!

Facciamo così, cominciamo con il precisare che:

  1. Non voglio convincere nessuno a rinunciare al passeggino. Non l’ho mai abbandonato del tutto nemmeno io, pur essendo stata una “portatrice seriale” delle mie bimbe;
  2. Non voglio convincere nessuno che il Babywearing sia adatto a tutti i genitori e che sia la soluzione migliore a prescindere;
  3. Non vorrei essere etichettata come la mamma “fricchettona” che fa queste cose per moda perché, credetemi, la mia esperienza è nata dal cuore ed ha caratterizzato moltissimo la mia concezione di genitorialità.

Ora, immagino che in molte vi starete chiedendo “Ok, tutto molto bello, ma perché scegliere di portare?”

Vi sembrerà strano, ma sul Babywearing sono stati condotti molti studi e a quanto pare, al di là dei gusti personali, questa pratica ha numerosi vantaggi per genitori e figli.

Per il bimbo, l’essere portato permette di soddisfare il bisogno ancestrale di vicinanza alla madre, evitando una brusca “interruzione” di quanto sperimentato nei 9 mesi di gestazione. Essere portato permette di vivere sensazioni molto simili a quelle del grembo materno: contenimento, calore, suoni familiari.

Il bimbo, inoltre, vive ciò che accade intorno a lui sentendosi rassicurato dalla vicinanza e dal contatto con l’adulto e, d’altro canto, riesce anche a “percepire” il mondo non solo adagiato su una culla o su un passeggino ma con la stessa visuale della mamma o del papà.

Oltre a questo, è stato osservato che, sentendosi al sicuro ed essendo più sereno, il bimbo portato piange mediamente meno e si addormenta più facilmente.

Pensate che in molti ospedali la pratica del Babywearing viene raccomandata ai genitori in caso di bimbi nati prematuri proprio come straordinaria forma di accudimento!

La mamma ed il papà, a loro volta, hanno il bimbo addosso (quindi come se fosse in braccio) ma, al contempo, le mani libere e possono fare molte altre cose: qualche faccenda di casa, un gioco o una passeggiata mano nella mano con fratellini o sorelline, salire sui mezzi pubblici senza l’ingombro del passeggino. O semplicemente godersi il contatto.

Personalmente, posso confermare tutto quanto sopra. Con le bimbe nella fascia, sveglie o beatamente assopite, ho stirato, cucinato, lavorato al pc, assistito a concerti, ballato, macinato km a piedi senza imprecare contro le varie barriere architettoniche.

Credetemi, raramente ho sentito le mie bimbe piangere da piccole. Avendole addosso, riuscivo a percepire ogni esigenza molto velocemente pur non essendo, loro, ancora in grado di verbalizzare. Quando, poi, sono arrivate le prime paroline, è stato uno spasso “dialogare” a modo nostro stando vicine vicine.

E’ come se, portando i bimbi, si raggiungesse un livello superiore di confidenza, conoscenza e consapevolezza.

Ovviamente, il babywearing non deve essere una costrizione per nessuno, tantomeno per i bimbi. Quando sono molto piccoli, è probabile che vogliano essere portati per più tempo proprio perché ogni bimbo cerca il calore materno (o paterno, ovviamente). Ne ha bisogno. Quando crescono, i tempi si ridurranno perché si sentiranno più sicuri di allontanarsi dal “nido” poco per volta.

Ah! Vi anticipo alcune risposte a domande che forse vi starete facendo:

  1. No, non prendono alcun “vizio”
  2. No, essere portati non ritarderà il loro apprendimento a camminare
  3. No, non soffocano
  4. No, non muoiono di caldo o di freddo (grazie al meccanismo della termo-regolazione ed al buon senso del genitori che dovranno imparare a dosare gli strati, d’estate come d’inverno).
  5. No, non vi distruggono la schiena a patto che posizioniate supporto e bimbo nel migliore dei modi

Bene, come prima infarinatura direi che possiamo fermarci qui!

Se desiderate inoltrarvi nel tema, vi consiglio quella che è da molti considerata “la lettura delle letture”:

Portare i piccoli. Un modo antico, moderno e… comodo per stare insieme

Nelle prossime settimane approfondiremo ulteriormente il meraviglioso mondo del Portare con tante informazioni sui supporti, sulle legature delle fasce ed altro ancora…

Vi aspetto! E sono a vostra disposizione per ogni chiarimento desideriate!

 

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