Dunque, chiariamo bene una cosa: durante la preparazione al mestiere di mamma raccolsi un sacco di informazioni, oggi sparse qua e là nei vari cassettini della memoria. Molte sono andate perse, molte eliminate perché palesemente inutili.

Ma c’è una cosa che ricordo benissimo: ovunque si parlava solo ed esclusivamente dei “Terrible Two” ma mai, in nessun luogo fisico o virtuale, in alcuna trasmissione televisiva (da Barbara D’Urso a Piero Angela) qualcuno mi aveva detto che la cosa non sarebbe finita lì.

Intanto chiariamo, per chi fosse a digiuno del concetto, che: per Terrible Two si intende quel periodo della vita del bimbo/a che, intorno ai due anni di età, inizia a voler affermare se stesso e, fondamentalmente, fa capricci per qualunque cosa, si oppone, contesta, fa casino per far capire al mondo che “lui/lei c’è”.

Se ne parla talmente tanto che, digitando la parola “Terrible” su Google, il secondo risultato sarà “Terrible Two”.

A dirla tutta, esaminando la mia esperienza, mi sono sempre chiesta se nel termine “Two” non fosse in realtà insita la durata di questo periodo difficile piuttosto che l’età anagrafica in cui si manifesta. Per molto tempo, infatti, qualcosa ha continuato a non tornarmi. I conti, quelli proprio non tornavano…

Vi spiego perchè: Peste 1, la mia dolce primogenita tutta occhiali e timidezza, da circa un paio di anni (ora ne ha 7) pare essere entrata nella fase adolescenziale. Qualunque cosa le chiediamo la risposta, nel dubbio, è NO. No per lavarsi, NO per vestirsi, NO per venire a mangiare e così via. Nella migliore delle ipotesi risponde ai miei richiami con un laconico “ASPETTAAAA…”. Per prepararsi al mattino impiega più tempo che Lady Gaga al trucco e, ovviamente, se le chiedi di accelerare grida che “non la lasciamo respirare”. Mah!

Ogni cosa è una sfida e se la sgridi ti fissa come farebbe Chuck Norris con il suo peggior nemico.

E’ come se si divertisse a rompere gli equilibri (e non solo quelli…) per metterci un po’ tutti alla prova, con capricci, sceneggiate e momenti di alto pathos che, seriamente, sto pensando di farle fare un casting per qualche soap-opera. Tutto questo con noi. Quando è a scuola, o con le amiche, a danza o a nuoto è un angelo. Tutti mi parlano di lei sprizzando cuoricini dagli occhi. Io ricambio con fare compiaciuto ma, dentro di me, penso “PARLIAMO DELLA STESSA PERSONA???”.

Dato che sono sicura che molte mamme si riconosceranno in questa descrizione, vorrei rassicurarvi. Non siete sole.

Pare che sia del tutto normale che i bimbi intorno ai 6/7 anni tornino a rivivere la fase oppositiva/rompiballe/capricci come se non ci fosse un domani perché è il momento in cui molte cose della loro vita cambiano (nuovamente) con la scuola elementare: nuovi adulti di riferimento, nuovi equilibri sociali (tanti bambini, anche molto più grandi, con cui relazionarsi ed imparare a convivere), fine del periodo di gioco tipico della scuola dell’infanzia e passaggio alle regole della scuola “vera” (compiti, prove da superare, valutazioni…).

Effettivamente, vista da questo punto di vista, pure io forse sarei inc@#*@ta nera dalla mattina alla sera e me la prenderei con le persone con cui mi sento libero di sfogarmi… ossia mamas and papas (con la partecipazione speciale di fratelli e sorelle minori che di certo non aiutano i bimbi grandi a vivere sereni 😉 )

Detto questo, e qui mi faccio seria, ho scoperto che esiste addirittura un disturbo del comportamento che porta certi sintomi, il DOP: disturbo oppositivo provocatorio.

Cito dalla fonte https://www.apc.it

“La diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) si applica a bambini che esibiscono livelli di rabbia persistente ed evolutivamente inappropriata, irritabilità, comportamenti provocatori e oppositività, che causano menomazioni nell’adattamento e nella funzionalità sociale. Un bambino al quale viene posta questa diagnosi, deve mostrare tali sintomi in maniera persistente per almeno 6 mesi e i sintomi devono causare menomazione nel funzionamento personale e sociale. Una storia precoce di DOP è spesso presente in bambini che vengono successivamente diagnosticati come Disturbo della Condotta (DC). Il DOP emerge solitamente in maniera più precoce (di solito intorno ai 6 anni) rispetto al DC (età di esordio intorno ai 9 anni). Ad ogni modo, molti bambini vengono diagnosticati come DOP in età preadolescenziale”.

Spero sia chiaro ed evidente che, quando si parla di DOP, si parla di un disturbo che va un pochino oltre il “mio figlio rompe le scatole dalla mattina alla sera”. Si entra nel campo di comportamenti che devono essere seriamente diagnosticati, valutati e trattati da personale competente e non auto-determinati dal genitore che non sa più a quale santo votarsi.

Quindi, e qui mi faccio ancora più seria, prendete quanto sopra come uno spunto di riflessione, come una condivisione di informazioni, come un invito a valutare bene il comportamento dei nostri figli inserendolo nel contesto più appropriato. E cercando di fare anche un po’ di autocritica: che ci piaccia o no, spesso siamo noi i primi a porci nel modo peggiore, dimenticandoci che, seppur grandicelli, sono comunque sempre BAMBINI alla ricerca di conferme e supporto in una delicata fase evolutiva.

Oltre alla regola aurea del dialogo aperto con loro, magari potreste confrontarvi con le maestre, senza timore di essere giudicati, per capire se durante le ore di scuola notano qualcosa dei bimbi che a voi sfugge, ma che potrebbe essere una valida chiave di lettura dei loro comportamenti.

In ogni caso… in bocca al lupo e ci risentiamo verso i 14!!!

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