Il Carnevale è per me una festa da prendere estremamente sul serio, lo è da sempre. Mi sono però accorta nel tempo, conoscendo persone provenienti da varie parti d’Italia, che non tutti condividono questa passione. In molte città non viene minimamente festeggiato. (Mi spiegate come fate?) 😊

È, fondamentalmente, una festa di tradizione cattolica. La parola carnevale deriva dal latino carnem levare (“eliminare la carne”), poiché indicava i banchetti e i pasti ricchi e grassi che si consumavano nei giorni precedenti il Mercoledì delle Ceneri, giorno che segnava l’inizio della Quaresima, periodo di digiuno.

Quei giorni “grassi” iniziavano dal giovedì della settimana precedente e si concludevano il martedì, motivo per il quale ancora oggi li chiamiamo Giovedì grasso e Martedì grasso. Dopodichè, ci si metteva a stecchetto per quaranta giorni fino a Pasqua! Capite bene, dunque, che era un motivo molto valido per festeggiare.

In tempi moderni il Carnevale si è mantenuto vivo soprattutto fuori dalle metropoli e dalle grandi città, luoghi nei quali la tradizione mantiene unita la comunità, e dove è ovviamente più facile organizzare festeggiamenti che coinvolgano l’intero paese.

Circa la metà di noi è cresciuta in una di quelle comunità. Per noi il carnevale è una festa molto sentita, attesa per tutto l’anno, che ci riporta a quando eravamo bambini e partecipavamo alle sfilate sui carri di carnevale costruiti dai nostri papà nei mesi precedenti, indossando costumi cuciti con tanta pazienza da mamme, nonne e zie. E qui potremmo stilare una lunghissima lista di travestimenti (alcuni di discutibile bellezza, ma sicuramente molto in voga alla fine degli anni ‘80) da cui nessuno di noi è scampato. Vogliamo parlare del vestito da Pierrot, con tanto di lacrima nera disegnata sul viso? Io, giuro, sono stata conciata così quando avevo 2 anni! Segue testimonianza fotografica. Ma poi, perché proprio Pierrot? Va beh!

Crescendo (nel nostro caso, ormai, si può dire invecchiando) niente cambia. La sostanziale differenza è che il giorno dopo alle ore 8.30 ci si siede in ufficio mentre da bambini si dormiva. Ma l’entusiasmo no, quello è rimasto lo stesso.

Per noi, il giovedì grasso significa da sempre solo una cosa: IVREA.

Lo Storico Carnevale di Ivrea con la sua battaglia delle arance e la forte rievocazione storica che la battaglia stessa rappresenta merita un (infinito) discorso a parte, che non affronteremo però questa volta.

Soffermiamoci sul giovedì. Noi 4 (e per “noi 4” intendo Inga, Marta, Eleonora e io) abbiamo frequentato il liceo a Ivrea, questo significa essere cresciute con l’idea che il giovedì grasso fosse un’istituzione. Continuiamo a crederlo fermamente e non demordiamo. Siamo sempre presenti, anno dopo anno, alla faccia degli anni che avanzano e in barba alle intemperie, al freddo, spesso alla pioggia e a volte alla neve!

Voi direte: ma cos’è, una tortura? Chi ve lo fa fare? Eh, che ci volete fare, ci fa sentire sempre un pochino liceali, anche a trent’anni suonati!

Cosa è richiesto per partecipare al giovedì grasso? Niente, fondamentalmente. Solo la voglia di divertirsi, di non prendersi sul serio per una sera. È uso comune mascherarsi per far festa nelle strade della città, ma non è comunque obbligatorio. (La nostra Marta sostiene che chi non si traveste per il Giovedì grasso sia una persona poco seria. Cioè, lei non dice “poco seria”, ma il significato è quello). Noi, per non sbagliare, un travestimento lo troviamo sempre. L’obiettivo è “poca spesa, massima resa”, quest’anno ci è bastata una tuta e un pennarello, ad esempio.

Non è una vera e propria sfilata, è più una “passeggiata disordinata” per le vie, passando per le principali piazze della città, che già espongono con orgoglio le bandiere della propria squadra di aranceri, e nelle quali si balla, si mangia una frittella dolce, ci si dà appuntamento con amici per un saluto (che in mezzo a tutta quella gente non si troveranno mai!), si beve un bicchiere di vin brulè.

Non è nient’altro che questo, ma è davvero un appuntamento per noi (e per altre centinaia di persone) imperdibile. Dovreste venire a vederla quanto è bella Ivrea durante il Giovedì grasso! Ricordatevelo per il prossimo anno!

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