Voi, avete mai avvistato delle balene? Vi raccontiamo un’esperienza indimenticabile alle Azzorre e vi spieghiamo come farlo!

Buongiorno a tutti,

la bella stagione finalmente è arrivata e voi state cercando il posto ideale dove staccare dalla routine quotidiana, vero? Due dei nostri affezionati lettori di Collettirosa hanno deciso di condividere con noi un’esperienza fuori dal comune: avvistamento delle balene. Qui sotto il loro racconto!

– “Mi piacerebbe andare a vedere i grandi cetacei, il posto migliore?”

– “Le Azzorre, prova a guardare sul sito www.cwazores.com”.

Cosi è nata l’idea, da una chiacchierata con il veterinario che da sempre cura il mio “zoo”.

L’organizzazione del viaggio non è stata semplicissima, non volendoci affidare a tour organizzati (dover sottostare a orari e regole e programmi decisi da altri…non fa per noi). Trovare i voli è stato il primo passo, e poi gli hotel, le auto a noleggio (indispensabili), e impazzire cercando sul web le informazioni utili su cosa fare e cosa vedere nei pochi giorni a disposizione dovendo tener conto del meteo “instabile” di questo luogo remoto nel mezzo dell’oceano Atlantico.

Preparate le valigie, due bagagli a mano e uno in stiva, si parte con volo da Milano Malpensa all’isola di Pico, con scalo (strettino) a Lisbona. Avvicinandoci alle isole, e in fase di atterraggio, non siamo riusciti a trattenerci dallo scrutare l’oceano in cerca di balene, inutile dire che non ne abbiamo viste.

Una delle isole del gruppo centrale, Pico, ci ha accolti con un bel sole e con il famoso vento “azzorriano”, compagno fedele di tutto il soggiorno. Chi invece ci ha fatto aspettare un paio d’ore è stato l’operatore del noleggio auto, che dopo essere stato sollecitato dai suoi gentili e presenti colleghi, ci ha finalmente consegnato la nostra vettura.

             

A Madalena ci aspettava Emilia, simpatica e disponibile gestrice dei Pix Apartments, che ci ha accolti in un bellissimo e pulito appartamento, enorme per noi due soli, da cui si godeva da un lato la vista dell’oceano e dall’altro quella del vulcano. Ovviamente la prima cosa che abbiamo fatto è stata andare al supermercato locale (tralascio i particolari della spesa per decenza).

Il giorno seguente avevamo l’appuntamento per il tour di Whales Watching (con il già citato centro cwazor), una delle esperienze più emozionanti della vacanza. Accolti con grande gentilezza dallo staff (molto eterogeneo, includeva anche una micia bianca-nera di nome Orca e svariati cani), abbiamo ricevuto una mini lezione in italiano sui cetacei, indispensabile per poter apprezzare appieno l’incontro coi giganti del mare. Agghindati come naufraghi del Titanic (giacche a vento, cappello di lana, occhiali, salvagente….) e, inutile dirlo, armati di macchine fotografiche nella speranza di immortalare le balene in foto da National Geographic, abbiamo preso posto su un gommone con gli altri partecipanti (in tutto una ventina di persone e il cane Pirata).

Su quasi tutte le isole dell’arcipelago il Whales Watching è organizzato allo stesso modo: le vedette situate in punti strategici della costa, identificano con una precisione incredibile la posizione e il tipo di balena, e lo comunicano via radio ai vari tour operator. Avuta la segnalazione lo skipper sfrutta tutta la potenza dei motori (il nostro aveva due motori Mercury) per raggiungere in tempo il soggetto avvistato. Nota: i capodogli rimangono a pelo d’acqua per una decina di minuti per respirare e poi spariscono sott’acqua per 40/45 minuti; da qui la necessità di raggiungerli velocemente prima che si immergano.

Trovarsi in mezzo all’oceano Atlantico su un minuscolo gommone a pochi metri da una bestia grande circa come un pullman (nota: il capodoglio è in media lungo dai 12-18 metri e pesa tra le 25 e le 50 tonnellate), che potrebbe con una sola spallata metterti in guai seri, dà una bella sferzata a tutte le filosofie antropocentriche.

Ma quando ti trovi al cospetto di una placida femmina di Capodoglio con il piccolo che le nuota accanto, quando puoi sentire e vedere lo sbuffo e i loro movimenti così perfettamente sincronizzati con le onde del mare, quando sei lì attonito ed emozionato davanti a tanta bellezza, puoi solo rimanere aggrappato a quel momento per non perderne un solo attimo, per poterlo scolpire indelebilmente nel cuore e nella mente.

Si perde un po’ la cognizione del tempo, vorresti che durasse per sempre, ma la balena ti saluta alzando la coda e quindi si riparte a tutta velocità verso la successiva segnalazione, scrutando l’orizzonte nella speranza di individuare in tutto quel blu un altro esemplare.

E questa meraviglia si è ripetuta per ogni animale visto: Capodoglio, Megattera, Delfino comune, Tursiope, Grampo, Tartaruga che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di vedere in questa giornata a loro dedicata.

                

Ritornati sulla terra ferma (che dopo una giornata di beccheggio non sembra poi cosi ferma) si cerca di rivivere quell’emozione, ricordando quando la megattera si è inabissata o quando il delfino è passato sotto il gommone, guardando e riguardando le foto e i video fatti, rimanendo inevitabilmente un po’ delusi dal risultato (ahimè non è cosi semplice fare belle foto a balene e delfini).

Ma le Azzorre non sono “solo” cetacei. Approfittando della seconda giornata di bel tempo affrontiamo la scalata al Monte Pico, con i suoi 2351 mt la vetta più alta del Portogallo. Una tortuosa strada che attraversa pascoli verdissimi dove riposano placide mucche con i loro vitellini, ci conduce a Casa Da Montanaha, avamposto obbligato per l’escursione.

Probabilmente a causa del meteo variabile, la nebbia può avvolgerti in pochi minuti e intorno non ci sono molti punti di riferimento, e del numero di turisti che ogni anno si avventura sulla montagna, gli azzorriani hanno limitato l’accesso al sentiero e dotano ogni escursionista di un segnalatore GPS; l’escursione è seguita su uno schermo e in caso di necessità, i soccorsi sanno esattamente dove andare a recuperare il malcapitato.

La salita non è molto lunga (3km circa per 1100 mt di dislivello) ma il terreno è ripido, ed il vento incessante e omnidirezionale rende difficoltoso il cammino. Nonostante ciò, arrivando alla palina segnaletica numero 46 (l’ultima) si spalanca sotto i piedi il cratere e si mostra nella sua interezza il piccolo vulcano del Piquinho. Con un ultimo sforzo, aiutandosi con le mani, si raggiunge la sommità passando attraverso delle fumarole calde-umide che per pochi attimi riscaldano le ossa. La vista dal Piquinho spazia su tutta Pico e anche sulle isole limitrofe, ma il vento non ti permette di ammirare il panorama troppo a lungo.

Il giorno di Pasqua decidiamo di trascorrerlo sulla vicina isola di Faial, raggiungibile con un dondolante traghetto che in meno di un’ora percorre gli 8km che separano Madalena da Horta. Dirigiamo la nostra auto verso la parte di isola più recente: dal 1957 al 1958 un’eruzione vulcanica ha creato questo nuovo lembo di terra, chiamata Capelinhos. I contrasti tra il blu/bianco dell’oceano e il nero/rosso della terra, il manto di nebbia che avvolge questa parte di mondo ci lasciano a bocca aperta. Esploriamo questo luogo in un silenzio reverenziale, forse è il timore che sentendoci il vulcano si possa svegliare dal suo stato dormiente, forse è l’ambiente privo di qualsivoglia tipo di vita che fa pensare di non poter nemmeno respirare.

Tornare direttamente da questo luogo magico alla realtà di tutti i giorni, con le sue frenesie e patimenti, non era fattibile. Abbiamo quindi organizzato un soggiorno intermedio nella più cosmopolita isola di Sao Miguel, nel gruppo orientale delle Azzorre.

Quest’isola è la più grande dell’arcipelago e la più vicina al Portogallo (solo 1.509km da Lisbona), come le due precedenti isole è ricca di laghi e laghetti e la vegetazione cambia repentinamente passando da prati costellati di mucche a foreste che ti fanno credere per un momento di essere nel mezzo della giungla amazzonica, con felci alte 2mt e un sottobosco altrettanto fuori misura per i nostri standard da europei.

Era d’obbligo la tappa alla caldera delle Sete Cidades, dove abbiamo passeggiato sulla riva dei due laghi nati dalle lacrime versate da due amanti divisi: il Lagoa Azul del colore degli occhi della principessa e il Lagoa Verde come quelli del suo amato pastore. Spostandosi verso il centro dell’isola si incontra il Lagoa di Fogo, la pace che si respira sulla sua spiaggia merita la ripida discesa e relativa risalita. Il congedo dalle Azzorre l’abbiamo preso immergendoci nelle calde e ferrose acque di Furnas, terme naturali alimentate dai vulcani ancora attivi nel sottosuolo di queste terre.

Questi luoghi incantanti e remoti ci hanno regalato emozioni meravigliose e panorami mozzafiato, assaporando vini nati dal vulcano ad accompagnare cibi deliziosi, hanno dilatato il tempo, scandito dalle onde dell’oceano che si infrangono sulle scogliere in un contrasto di bianco e nero, ci hanno fatto conoscere persone semplici, non sempre autoctone. Un angolo di mondo che ci è rimasto nel cuore e dove speriamo un giorno di poter ritornare.

Rientrati da pochi giorni nella solita routine, apprendo dalla radio la tristissima notizia di una balena trovata spiaggiata, soffocata da una moltitudine di plastica scarto della nostra società. Pensare che i nostri figli e nipoti potrebbero non avere la possibilità di vedere una balena perché ormai estinta a causa dell’inquinamento è qualcosa di cui non possiamo semplicemente dispiacerci, ma che ognuno di noi non può e non deve far accadere.

Sono certa che il racconto vi ha emozionato almeno la metà di quanto ha fatto con me. Se volete vivere anche voi questa magia, qui sotto alcuni link per la sistemazione. A presto!

http://www.booking.com/searchresults.html?region=3343&aid=1290429&no_rooms=1&group_adults=1

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